Con questa penna in mano che non ho mai il coraggio di appoggiare al foglio, sento l’odore dei miei pensieri passati, quelli che non ho mai scritto. Penso che vorrei mostrarli ai miei figli per dire loro che i pensieri sono importanti e che hanno il dovere di moltiplicarli, che nessuno ha mai pensato i loro prima e non saranno mai scontati perché non siamo vagoni sui binari.
Rivedo le storie che ho sentito nella vita, che mi sono contratta e ho pianto con loro, con loro ho respirato e spiegato le ali, e grazie a loro ho vissuto di più e pensato ancora e avuto ancora idee, e ho imparato che la mia vita è solo mia e quella degli altri è unica altrettanto, che le storie avvincenti si perdono dietro al numero dei viventi, ma in realtà ciascuno ne ha una, perché non siamo vagoni sui binari.
Ricordo pensieri che non ricordo più, e vorrei raccontare a chi mi guarda oggi che ho camminato in mezzo a venti diversi da quelli di cui oggi porto l’odore, ho provato emozioni che non mi assomigliano più e energie diverse mi hanno condotto in direzioni che oggi non saprei trovare. E capisco che dei concerti hanno bisogno per primi i cantanti, e delle mostre gli artisti: se ci sentiamo soli è perché non lasciamo spazio alla voce che ci parla dentro. Vorrei aver scritto tutti i suoi dettati, avrei un’impronta anch’io.
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