Il leone e l’agguato

Il leone nascosto tra i cespugli secchi della savana ha individuato la sua preda. Ha iniziato l’agguato. Osserva e studia la gazzella, i suoi movimenti e la sua muscolatura, il suo grado di allerta; sembra tranquilla.

Non pregusta il pasto: quella è una mera conseguenza di quello che sta facendo ora. L’agguato è il momento più alto della sua giornata; solo qui si sente veramente un leone, i suoi muscoli tesi pronti a scattare, i movimenti felini e silenziosi, il respiro dosato per rendere la sua presenza impercettibile ma tenere tutto il corpo in allerta. Poi lo scatto fulmineo, la corsa e l’aggressione; quel momento tra la vita e la morte in cui preda e predatore si confondono i ruoli e l’erbivoro minaccia il carnivoro. Questa è la danza della sua vita, e non smetterebbe di ballarla neanche se ogni volta gli venisse negata la preda.

Si sente un botto. La gazzella alza lo sguardo, cerca velocemente intorno cos’è successo e corre via. Il leone è caduto lì tra i cespugli. Non avrà mai la delusione di un attacco andato male, né la soddisfazione di un pasto guadagnato. La gazzella non ha avuto paura di lui, nessuno nel branco l’ha visto. Il suo fiato è finito a metà esibizione e le zampe tese si sono rattrappite in un’attesa che resterà eterna.

Adesso è inutile tutta quell’attesa. Inutile ogni agguato della sua vita e ogni lotta per la sopravvivenza, e ogni lotta per la supremazia, e ogni gioco coi fratelli nei suoi primi mesi di vita. Vuoto ogni tramonto caduto sulla sua pancia piena di trionfo e ogni alba salita insieme alla potenza delle sue zampe.

Due cacciatori caricano la carcassa di un leone sulla Jeep, accendono il motore fumoso e tornano alla base.


Leave a comment

Leave a comment